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Secondo Concorso fotografico Estate 2011

La redazione…

Per la seconda volta s’organizza il concorso fotografico Sandonatese

“Estate 2011″

concorso libero e gratuito per tutti …sul tema:

 “Estate Sandonatese di Ieri e di Oggi ”

due categorie

“San Donato d’altri tempi”

Foto in nero & bianco

panorami,personaggi di ieri ,particolarità paesana

“San Donato d’Oggi”

Foto  colori

panorami,personaggi d’oggi ,particolarità paesana

un panorama,un lato del paese,una via,un personaggio di ieri o d’oggi

basta inviare una foto per ogni categoria al seguente mail

sandonatodininea@hotmail.it

Giornale in Onore di San Donato di Ninea (CS)

La redazione & Luigi Bisignani …

San Donato di Ninea (CS)

 Piccolo nel formato. Grande nel passato. È San Donato di Ninea. Denominazione aggiunta e necessaria per ricordare la fondazione voluta da Ninevo, capo dei colonizzatori enotri, di cui parla Ecateo di Mileto, nella Descrizione della terra, nel V secolo a.C. L’antico popolo italico conosceva bene l’istmo tra Jonio e Tirreno, lungo direttive di marcia necessarie a scongiurare il periplo della penisola calabrese. La frequentazione del tratto che va da Sibari a Laos, passando per Esaro, Rosa, Varco e Palombaro, assicurò traffici utili in ogni tempo. Greci, romani, bizantini, normanni, svevi, angioini, aragonesi e perfino austriaci, trovarono nel sottosuolo salgemma, quarzo, mercurio, rame, cinabro, combustibili fossili, oro e argento. Lo sfruttamento dei vari filoni andò avanti per secoli, in quella parte del territorio definita dal Saraceni Conca dei metalli o California d’Italia. Documenti del passato illustrano nei dettagli le leggi da rispettare in materia di scavi. L’immane fatica dei minatori era a vantaggio degli sfruttatori, che pure dovevano versare a chi di dovere tributi e gabelle. Quando la portata delle estrazioni non assicurò adeguati profitti, furono abbandonate sia le miniere sotterranee che quelle a cielo aperto, caratterizzate da gradinate percorribili ancora oggi, in località poco distanti dal paese.

Oggi San Donato punta su risorse naturali e artistiche per farsi largo nel panorama turistico della Regione. Il Parco del Pollino gli appartiene. L’ambiente che ne circonda l’abitato è integro nella sua identità geografica, dovuta alla varietà altimetrica; difatti, passa da 180 a 1987 metri sul livello del mare. Acquaformosa, Lungro, Altomonte, San Sosti, Grisolia e Verbicaro si aprono a ventaglio sulla cornice naturale che comprende le frazioni di Policastrello, Ficara, Vallo Marino e Arcomanno. Pietraie e boschi sono esposti al sole dell’estate e alle intemperie dell’inverno insieme a pascoli e pinnacoli di rocce nude e scoscese. La parete più impervia è sul versante sinistro della Valle dell’Esaro. Ed è lì che si scoprono ripetuti passaggi su speroni verticali di natura calcarea. Pini loricati caratterizzano il Cozzo del Pellegrino, raggiungibile con buone scarpinate. Al Cozzo dell’Orso si arriva lungo il tracciato della vecchia ferrovia. La straordinarietà del panorama in cima si scopre dietro un costone di roccia che si staglia contro il cielo. Ed è subito mare, da Scalea a Palinuro. La Cresta di Vallescura si lascia alle spalle faggi e ontani prima di aprirsi sulla visione magica dello Jonio, a oriente, e del Tirreno, a occidente. Nella Catena della Mula si possono ammirare candide superfici di insospettabili nevai in pieno agosto. Ed ecco la sorpresa di cavalli allo stato brado, lanciati al galoppo. Per i geologi, non hanno segreti i fenomeni carsici dei dintorni. Dentro le grotte, appassionati studiosi aprono le pagine del grande libro della natura, scritto in ere lontane milioni di anni. Qui l’orogenesi è comune alle più ardite e spettacolari montagne del Trentino. Continua a leggere

Esce “Ritorno al Sud” di Pasquale Giannino

La redazione …

Sarebbe stato un sacrilegio di continuare a scrivere sul nostro giornale interattivo senza fare il minimo per il nostro conosciutissimo Scrittore,Sandonatese “Pasquale Giannino”,

San donato di Ninea terra di grandissime risorse storiche ,sportive e culturale, Ecco un’altro figlio  del nostro territorio che porta in alto il nostro amato paese….

Paquale Giannino-L’Autore

Nato a Cosenza nel 1972, ingegnere, ha lavorato come ricercatore presso aziende di microelettronica e telecomunicazioni. Suoi racconti e articoli sono apparsi su riviste, quotidiani,blog e siti letterari fra cui: Calabria Sconosciuta, Il quotidiano della Calabria, La poesia e lo spirito,Nabanassar. Ha pubblicato un racconto-saggio sulla propria esperienza di clarinettista nelle piccole bande di paese: Banda, che passione! – Milano 2003. Ha fondato l’agenzia di consulenza editoriale New Writing Factory.

“Volevo fare l’ingegnere” di P.Giannino

“Il cielo era terso. L’isola di Dino si stagliava più bella che mai su quel mare azzurro, che pareva immobile nella sua limpidezza.”

Ho ritrovato queste righe su un foglietto ingiallito pieno di numeri, annotazioni e ogni sorta di geroglifici. Il mio banco, in laboratorio, era colmo di sgorbi e appunti di ogni genere. C’era un groviglio di cavi, avevo tre computer connessi al mio apparato: il Principe delle Comunicazioni Wireless. Il colosso multinazionale per cui lavoravo aveva investito una barca di soldi in quel progetto, ne parlavano tutti i giornali. C’era un viavai continuo di gente in quel laboratorio pieno di polvere che bruciava come un forno: manager, progettisti, clienti che giungevano da ogni parte del mondo… tutti ad ammirare quel prodigio dell’innovazione. Un giorno arrivò il primo campanello di allarme: una brutta storia di tangenti coinvolse il top management. Ci furono delle dimissioni, la ditta fu ceduta a una società finlandese: i nuovi padroni transnazionali annunciarono degli esuberi, ci tolsero il progetto, molti di noi fummo trasferiti in un altro centro di ricerca. All’inizio del 2009, ci comunicarono che non eravamo più utili alla ditta e avevamo un anno di tempo per togliere il disturbo. In questo clima di incertezza e di vicende al limite dell’assurdo, si andò corroborando la mia urgenza di scrivere. Volevo raccontare una storia di ieri che fosse anche una storia di oggi. La storia di una sola stagione, in cui dipanare i ricordi, le promesse, le attese… i disincanti di tutta una vita. Buttai giù lo schema di “ Ritorno al sud” in una mezza giornata, partendo dall’incipit. Poi l’ho lasciato maturare per alcuni anni. Nel frattempo ho scritto decine di racconti brevi, molti dei quali sono apparsi su riviste e blog letterari. Debbo tanto alla rete, grazie al web ho conosciuto scrittori di mestiere. Alcuni di loro mi hanno snobbato, altri hanno letto i miei testi. Da questa militanza ho appreso molte cose. Anzitutto, per essere scrittore non basta avere qualcosa da dire, ma bisogna saperlo dire. Lo scrittore non si trova al centro del mondo: altro è scrivere per se stessi, altro è scrivere per essere letti: non tutti sono disposti a leggerti, non tutti sono obbligati a provare interesse per quello che scrivi. Ho imparato a non sottovalutare l’importanza della riscrittura. Io scrivo di getto, ma passano mesi – talora anni – prima che il testo mi soddisfi pienamente. Tutto questo l’ho messo a frutto nel romanzo che Armando Curcio ha deciso di pubblicare.

Lo scorso anno ho fondato un’agenzia letteraria: la New Writing Factory. Sono in cerca di nuovi talenti, qualcuno l’ho già trovato. C’è una raccomandazione che faccio sempre ai miei autori: State alla larga dagli editori a pagamento. Da anni sto lavorando a un’inchiesta sul mondo dell’editoria e sulle insidie della vanity press. Ho preparato un questionario di dieci domande che ho inviato a decine di autori: in molti hanno risposto. Vorrei trovare il tempo per scrivere un altro paio di romanzi: il primo è una storia sospesa tra realtà e visioni oniriche; l’altro è una storia di oggi ambientata a Ibiza, l’isola della trasgressione e dello sballo… Li ho già impressi nei miei neuroni, devo solo trasferirli su carta. Ora mi sto dedicando anima e corpo ai miei autori. Spero un giorno di trovare il tempo e l’energia per andare avanti. Scrivere costa fatica: il lettore devi rispettarlo, non lo puoi ingannare. Per ora gli offro questo mio lavoro, sperando di non deluderlo. Ritorno al sud è una storia di vita. Leggendola, magari, vi troverà una parte della propria storia. Forse riuscirò a trasmettergli qualche emozione. E allora il mio impegno non sarà stato vano.

Anni di piombo? di Pasquale Giannino, Real Italian Epic (R.I.E.)

La redazione …

nabanassar

 Spesso rimpiango di non aver vissuto gli anni Settanta. Ero troppo piccolo, mi resta solo qualche frammento, come il giorno in cui rapirono Aldo Moro. Mi pare di vederlo, mio padre, che fra un sorso di whisky e l’altro commentava la notizia con un amico in salotto, e non capivo perché fossero entrambi così preoccupati. Ricordo che scoppiai in lacrime quando dissero che era morto papa Luciani. Non so perché, ma io a quel papa volevo bene. Poi elessero il polacco, ma se devo essere onesto non mi era per niente simpatico. Dopo, crescendo, ho imparato che ha avuto un ruolo cruciale per la storia del mondo, che ha dato al muro la scossa definitiva e tutto il bla bla bla che hanno imbastito intorno alla sua figura. Ricordo l’elezione di Pertini, e fu anche per lui amore a prima vista: era come se avessero eletto mio nonno… La nostra casetta si affacciava su via XXIV Maggio, una viuzza tutta in salita che cedeva il posto, una ventina di metri più in alto, a una scalinata che era uno schianto. Appena la imboccavi c’era sulla destra il palazzo di don Peppino, un versante orientalevecchio medico rimasto nel cuore della gente. Morì proprio in quel periodo, quasi novantenne. Lo ricordo quando usciva per andare a prendere il giornale vestito da gran signore: il bastone sotto il braccio, lo sguardo altero, camminava dritto come un fuso. Qualche tempo fa gli hanno intitolato una piazza, in verità si tratta di un piccolo slargo: quello che separa la via dalla scalinata. Io sono stato sempre molto attento agli aneddoti che ci raccontavano i vecchi del paese, eppure vi confesso che non ho mai capito, da quei racconti, quale fosse il merito di tanta adorazione. Sarà stato un medico dei poveri, uno alla Céline, uno che non chiedeva soldi a chi aveva problemi… Macché, niente di tutto questo: era uno che si pagava profumatamente. Conosco la storia di un contadino che dovette vendere l’asino per pagare una sua prestazione… Davvero, non ho mai compreso il motivo di tanta reverenza. Se qualche volta vi capita di passare da San Donato di Ninea, provate a chiedere chi era don Peppino Lamensa. Sicuramente vi sentirete rispondere che era un santo… A ogni modo, dall’altra parte della scalinata c’era una putiga, un negozietto di generi alimentari e altri prodotti utili al lavoro delle massaie. Ogni quartiere ne aveva una. A quei tempi i centri commerciali non c’erano ancora… Proseguendo per una cinquantina di metri trovavi un’altra piazzetta, in alto campeggiava una scritta del ventennio. Ce ne erano altre sparse per i vicoletti, ma quella era particolare: faceva riferimento alle sanzioni che avevano colpito l’Italia dopo l’impresa coloniale voluta dal duce. Dalla piazzetta potevi accedere al municipio, che era l’ultimo palazzo costeggiato dalla scalinata. Mio padre a quei tempi faceva parte della giunta. Avevano dato vita a una coalizione molto strana: il sindaco era un democristiano incallito; il suo vice era pazzo di Almirante; mio padre era un socialista della corrente di Mancini. Insomma, avevano realizzato in ambito locale un compromesso storico ancora più spinto di quello sperimentato a livello nazionale… Una notte mi svegliai di soprassalto: fuori c’era un trambusto che non avevo mai sentito prima. Urlavano slogan che mi parevano incomprensibili, ma uno lo capii: ce l’avevano col sindaco e con la giunta. L’indomani mattina mio padre mi portò con sé al comune, quando passammo davanti alla scritta commemorativa, notai che era stata sfregiata con uno strano simbolo. “Cos’è quello?” chiesi a mio padre. “Il simbolo dell’anarchia.” “E cos’è l’anarchia?” Non mi rispose.Ecco, questi sono i miei ricordi degli anni che sono stati consegnati alla storia come anni di piombo. Il resto l’ho appreso dai libri e dalla vita che vivo ogni giorno sulla mia pelle. “Bisogna essere competitivi!” ci ripetono fino alla nausea. È questo il “Verbo” del nuovo millennio. Ma nessuno ci avverte che la competizione è per pochi.

Pasquale Giannino, ottobre 2008

Auguri ai nuovi propietari del nuovo tabacchino do”JARDINU”

Luigi Bisignani …

Due giovani paesani danno un bell’esempio,ridando una nuova vita al conosciutissimo Tabacchino do  “Jardinu”

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Partiti come tanti giovani verso il nord per lavoro dopo aver terminato  gli studi…

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Dopo aver passato qualche anno nel lontano e grigio nord eccoli di ritorno e danno avvio alla prima tappa del rinnovo,della rinascita SANDONATESE…?

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Giovanna e Francesco due giovani coraggiosi, attacati alla propia terra natale agiscono dando l’esempio da seguire se si vuole far rinascere il paese…

I miei miglior auguri di una grande riuscita…

Sperando che altri seguiranno questo coraggioso e bell’esempio !

ATLETICA – Bianco e Zaghloul vincono la 4a Corri per la salute: 2a la Pandolfo di San Donato di Ninea!!

La redazione ……Diritto di Cronaca!!

Per festeggiare il 100.000 accesso al nostro giornale, la Sandonatese, Maria Francesca Pandolfo,ci regala un bel Podio,dopo il lungo periodo invernale e convalescente ed il 5 posto alla Ferrandina di Matera il 1 giugno eccola che ritorna nei primi posti(abituali) a San Marco.Certo che il podio più alto non é lontano!!

SAN MARCO ARGENTANO  Sotto un sole tipicamente estivo si è svolta di recente in località Scalo la 4. Edizione della “Corri per la salute”. Circa ottanta i concorrenti, dai più piccini agli assoluti, che si sono dati battaglia nelle campagne su un percorso sterrato ma pianeggiante. Ad avere la meglio il giovane marocchino Abdellah Zaghloul della Marathon Cosenza e Faustina Bianco dell’ArterAtletica Locorotondo di Bari, che non hanno dato scampo agli avversari. Faustina, peraltro, è giunta terza assoluta sotto lo striscione d’arrivo. Non poteva mancare il solito podio della mammina volante” Maria Francesca Pandolfo, sandonatese tesserata per la Violettaclub di Lamezia, allenata dal marito della Bianco, Francesco Spinelli, che era fermo per infortunio. Alla premiazione presente Alberto Termine, sindaco di San Marco Argentano ed una piccola comunità marocchina di cui fa parte la famiglia Zaghoul che ha fatto partecipare ben tre figli alla gara.

Fiero di essere SANDONATESE: Antica Fattoria dei Nonni

Luigi Bisignani …

Ecco dalla mano del felice propietario la storia di come é nato l’ormai conosciutissimo ristorante sandonatese “Antica fattoria dei Nonni
un saluto caloroso da parte mia , grazie per il consiglio della paginetta e una cosa che mi gratifica molto.Il mio locale nasce nel giugno del 2003,ho pensato di aprire il ristorante pizzeria in aperta campagna dopo tanto girogavare che ho fatto in italia sempre nel settore ristorativo. Io sono nativo di macellara e mio padre di vallo marino , i terreni dove ho costruito appartenevano ai miei nonni ecco perché il ristorante si chiama “antica fattoria dei nonni” , il mio e stato un riconoscimento a quei contadini che anno fatto una vita nei terreni per un pezzo di pane ed attacati alle proprie origini ed al proprio paese. Io mi sento più  sandonatese, macellara faceva parte di sandonato poi ceduto a sansosti per pochi spicioli, il mio cognome vuono e tutto sandonatese. Comunque quanto ho costruito la mia casa nei terreni della mia famiglia la gente era incredula , mi prendevano per pazzo , a magior ragione poi quando anno saputo che di li a poco avrei aperto un ristorante pizzeria. Nessuno ci avrebbe scomesso un soldo che poteva essere un sucesso , ebbene io avevo fatto una ricerca ed avevo capito che sandonato e le campagne potevano essere una risorsa , un conubio tra storia del paese le bellezze del centro storico la bellezza della montagna e la cucina di campagna é cosi é stato . I primi anni ho veramente portato tantissima gente che non conoscevano questi posti pur essendo a pochi chilometri di distanza. Dopo hanno cercato di imitarmi ,ma comunque ne sono fiero perchè ho portato una ventata di novita per il paese e per le campagne, io c’é la mettero tutta per proseguire nel mio lavoro anche se saro da solo, perchè tutte le aministrazioni a sandonato non anno mai voluto parlare di turismo:io parlo di turismo montano di turismo religioso di turismo architettonico di turismo scolastico ed altro , la sagra si é utile ma finisce li in quei tre giorni e poi sandonato si svuota e restano i commenti, s’é andata bene oppure no, e dopo comuque la mia rabbia é di vedere sandonato come un paese fantasma .Mi accorgo in questi giorni con grande amarezza del clima pesante che c’è a sandonato , invece di pensare al bene del paese si pensa a fare scaramuccie l’uno e l’altro cosi non si andra da nessuna parte, anzi a mio avviso faranno morire il paese e questo non dobiamo permetterlo a nessuno se vogliamo bene a sandonato.Comunque ogni persona  che viene  al colle pensa solo a se stesso e al vicino di casa per agiustargli il gradino rotto davanti casa , non ho mai sentito nessuno dire mettiamo in sicurezza il centro storico abbelliamolo ecco pure recuperare quelle strutture al bivio, e nessuno ha  capito ancora , che il vero patrimonio di sandonato in primus e l’acqua il petrolio del futuro e dopo viene la montagna senza però abbattere alberi che sono li da secoli.Il lavoro si costruisce con intelligenza e con tanta umiltà, chi non e umile non potra mai dare un contributo al paese,l’arroganza non porta mai da nessuna parte.

Un caro saluto affetuoso Giuseppe Vuono