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Le nostre preziose Montagne …il nostro Tesoro

Ernesto Cucci

Le nostre preziose Montagne …il nostro Tesoro
Ciao Luigi, domenica 21 marzo, sono stato in montagna con il mio amico
Franco Iannitelli. Abbiamo lasciato la macchina a” menza juma” e da li abbiamo
proseguito a piedi “scalando” il versante orientale del Monte La Mula( 1936 m)
Tra la vegetazione ancora scarsa e i primi tratti ancora innevati si
poteva notare l’arrivo della primaveraera resa quasi invisibile dalla neve(.Non potendo seguire quindi la via tradizionale
abbiamo deciso di “tagliare” il percorso in verticale,in pratica abbiamo
fatto aumentare a dismisura le difficoltà del percorso, anche se ne abbiamo
guadagnato in termini di durata del tragitto. Questo tipo di salita faceva si
che il nostro sforzo diventasse maggiore, anche perché il sole tiepido della
valle diventava rovente più in quota tanto che la nostra Temperatura
corporea aumentava nonostante quella ambientale non proprio primaverile. Le
ore passavano e di conseguenza lo sforzo della faticosa salita veniva ripagato
con i primi scorci di panorama mozzafiato: alle nostre spalle si vedevano la
Cava dell’oro, il Bivio Licastro e ” u cuazzu  d’Arcumanu; sulla nostra
destra(Nord geografico) Cozzo Pellegrino(1987m) e La Calvia(1910m)
svettavano sull’abitato di San Donato.Alla nostra sinistra(Sud geografico), la
Muletta(1717m) faceva notare sulla sua superficie delle “macchie” senza
neve. La neve era invece ben visibile sul Campo di Annibale e sulla Montea(46).
Davanti a noi, la cima della Mula ci aspettava piena di enigmi sulla
praticabilità del sentiero per arrivarvici.L’altezza del manto nevoso
(68) rendeva ardue le speranze di arrivo alla meta in tempo consono da poter
fare un piccolo spuntino e riscendere senza incontrare il tramonto troppo
in quota. Mentre la vegetazione piano piano scompariva a causa dell’altezza, il
percorso da noi stabilto si era rivelato poco adeguato in quanto l’eccessiva
pendenza e il completo congelamento della neve causavano nei nostri animi
un’accentuato timore di perdere l’equilibrio con conseguenze fatali. Il  nostro
sangue freddo ci consentiva pero di cavarcela e di trovare un lembo di roccia
nuda dove la neve era già  scomparsa. Dopo una mezzoretta di riposo e di
valutazioni abbiamo deciso che la nostra scalata doveva finire li intorno a
quota 1910m a causa della pericolosità  dell’unico tratto che era possibile
attrversare.Stabilito che il percorso di ritorno doveva essere simile a
quello fatto in salita abbiamo fatto le ultime foto alla Mula
. La carreggiata che d’estate é
abbastanza larga che potrebbe consentire il passaggio di mezzi

e abbiamo iniziato la discesa.
I primi metri sulla via del ritorno erano anch’essi ardui
e pericolosi ma appena trovato il primo boschetto dove aggrapparsi mentre si
scivolava già le cose sono andate sempre meglio, anzi il divertimento aumentava
a dismisura dato che si scendeva verso valle a balzi di 2-3metri.Non avendo
le racchette da neve molto utili in queste circostanze c accorgevamo al
diradarsi della neve che eravamo completamente inzuppati d’acqua e che
necessitavamo urgentemente di una doccia calda. Notavamo inoltre,come già
previsto, che la durata della  discesa era stata brevissima rispetto  a quella
della salita e che potevamo procedere in tranquillità  nonostante il sole andava
nascondendosi dietro gli alberi. Anche se ci siamo fermati a pochi metri
dal traguardo, conserverà per sempre questa giornata nel mio cuore, non solo
per i panorami e il senso di piccolezza dell’uomo rispetto alla natura, ma
anche perché  la montagna ti regala stati d’animo contrastanti nel giro di
pochi minuti: dalla bellezza della sua flora e  della sua fauna alla
“rassegnazione”   davanti a mete irraggiungibili. Tutto cio  ha  un mix di
elementi che rendono la montagna unica e inimitabile e che andrebbe
salvaguardata a dovere. Luigi nello scusarmi per il ritardo di questo mio
articolo t invito per quest’estate a venire in escursione con noi..Buona
serata..Un abbraccio a voi tutti Sandonatesi nel mondo!!!