Archivi del giorno: 2 luglio 2011

Giornale in Onore di San Donato di Ninea (CS)

La redazione & Luigi Bisignani …

San Donato di Ninea (CS)

 Piccolo nel formato. Grande nel passato. È San Donato di Ninea. Denominazione aggiunta e necessaria per ricordare la fondazione voluta da Ninevo, capo dei colonizzatori enotri, di cui parla Ecateo di Mileto, nella Descrizione della terra, nel V secolo a.C. L’antico popolo italico conosceva bene l’istmo tra Jonio e Tirreno, lungo direttive di marcia necessarie a scongiurare il periplo della penisola calabrese. La frequentazione del tratto che va da Sibari a Laos, passando per Esaro, Rosa, Varco e Palombaro, assicurò traffici utili in ogni tempo. Greci, romani, bizantini, normanni, svevi, angioini, aragonesi e perfino austriaci, trovarono nel sottosuolo salgemma, quarzo, mercurio, rame, cinabro, combustibili fossili, oro e argento. Lo sfruttamento dei vari filoni andò avanti per secoli, in quella parte del territorio definita dal Saraceni Conca dei metalli o California d’Italia. Documenti del passato illustrano nei dettagli le leggi da rispettare in materia di scavi. L’immane fatica dei minatori era a vantaggio degli sfruttatori, che pure dovevano versare a chi di dovere tributi e gabelle. Quando la portata delle estrazioni non assicurò adeguati profitti, furono abbandonate sia le miniere sotterranee che quelle a cielo aperto, caratterizzate da gradinate percorribili ancora oggi, in località poco distanti dal paese.

Oggi San Donato punta su risorse naturali e artistiche per farsi largo nel panorama turistico della Regione. Il Parco del Pollino gli appartiene. L’ambiente che ne circonda l’abitato è integro nella sua identità geografica, dovuta alla varietà altimetrica; difatti, passa da 180 a 1987 metri sul livello del mare. Acquaformosa, Lungro, Altomonte, San Sosti, Grisolia e Verbicaro si aprono a ventaglio sulla cornice naturale che comprende le frazioni di Policastrello, Ficara, Vallo Marino e Arcomanno. Pietraie e boschi sono esposti al sole dell’estate e alle intemperie dell’inverno insieme a pascoli e pinnacoli di rocce nude e scoscese. La parete più impervia è sul versante sinistro della Valle dell’Esaro. Ed è lì che si scoprono ripetuti passaggi su speroni verticali di natura calcarea. Pini loricati caratterizzano il Cozzo del Pellegrino, raggiungibile con buone scarpinate. Al Cozzo dell’Orso si arriva lungo il tracciato della vecchia ferrovia. La straordinarietà del panorama in cima si scopre dietro un costone di roccia che si staglia contro il cielo. Ed è subito mare, da Scalea a Palinuro. La Cresta di Vallescura si lascia alle spalle faggi e ontani prima di aprirsi sulla visione magica dello Jonio, a oriente, e del Tirreno, a occidente. Nella Catena della Mula si possono ammirare candide superfici di insospettabili nevai in pieno agosto. Ed ecco la sorpresa di cavalli allo stato brado, lanciati al galoppo. Per i geologi, non hanno segreti i fenomeni carsici dei dintorni. Dentro le grotte, appassionati studiosi aprono le pagine del grande libro della natura, scritto in ere lontane milioni di anni. Qui l’orogenesi è comune alle più ardite e spettacolari montagne del Trentino. Continua a leggere

Annunci